Definiamo “rinforzo” qualcosa di gradevole che si associa ad un comportamento corretto del bambino per aumentare la probabilità che quel comportamento si ripeta (vedi il testo TIScA, di A.M. Arpinati et alii, Armando, 2009) I rinforzi fanno da ponte verso il comportamento desiderato e lo incentivano finché l’abilità connessa a quel comportamento non diviene di per se stessa gratificante. A seconda dell’allievo che ci troviamo davanti, i rinforzi vanno man mano sfumati non soltanto di intensità, ma anche come tipologia. Si passa infatti da rinforzi “materiali” a rinforzi “immateriali e simbolici” (dal biscotto, al token, al semplice sorriso dell’insegnante). I token sono forme di “credito” simboliche, con un certo numero delle quali l’allievo può “comprare” determinati “premi” materiali o immateriali.

 

L’allievo disabile intellettivo concorda con l’insegnante che, dopo avere svolto bene e da solo determinate attività, ottiene uno o più token. In cambio di alcuni token può “acquistare” 10 minuti di tempo libero. Oppure dedicarsi ad attività come saltare sul tappeto elastico. In talune situazioni possono anche essere previsti dei “costi” in caso di comportamenti inadeguati, i quali potranno essere “sanzionati” con la perdita di un determinato numero di token. L’uso dei token va accuratamente pianificato e gestito, per non correre il rischio di fissare in maniera ossessiva l’allievo sul premio anziché sul compito.

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